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DALLE RAGIONI DELLA SOSTENIBILITÀ alla BIOARCHITETTURA

 …L’architettura, in quanto progettazione nell’ambiente di spazi fisici dell’uomo, è chiamata ad inquadrare le scelte nel complesso rapporto dell’essere umano con gli altri esseri viventi. La progettazione dello spazio non è riducibile a mera operatività e prassi neutrale (rispetto alle scelte di valore) ma è un’azione volta ad integrare la riflessione tecnica con la considerazione del dovere (etico) di rispetto e valorizzazione nei confronti dell’uomo e dell’ambiente che lo circonda, in maniera da usare tecnologie e risorse in modo appropriato ad una strategia di sostenibilità…

 

In questo senso:  …secondo la Bioarchitettura, per dare significato ad ogni sommatoria di tecnologie e materiali.. occorre il coinvolgimento nella tradizione, nei codici, nei linguaggi adottando un’ottica complessiva….

 

…L’impatto con l’architettura moderna (che tende a considerare la casa come una macchina per abitare, fatica a porsi nell’ottica dell’abitante e guarda al territorio come luogo non connotato e quindi indifferente) è consistente proprio perché di tipo culturale. La difficoltà della società attuale nel costruire i luoghi di cui abbiamo assoluto bisogno ( caldi, accoglienti, amichevoli, sociali) viene attribuita non a scarsità di conoscenza, ricchezze, contatti informazioni (che possediamo in misura straordinariamente maggiore rispetto a qualunque altro momento storico), ma semplicemente alla errata individuazione degli obiettivi e delle finalità dell’agire progettuale. Nel perseguire l’obiettivo di un’architettura più umana, la Bioarchitettura sostituisce i parametri artistici e fortemente autoreferenti di forma e funzione propri dell’architettura moderna, con quelli più relazionali di spazio e tempo, intesi come riferimento ai luoghi e alla storia…

 

La Bioarchitettura prospetta così una sorta di “nuovo umanesimo” che vede come obiettivo primario del progetto la facilità di antropizzazione: la piazza migliore è quella dove sostano gli abitanti (il termine agorà deriva da dal verbo greco che significa incontrarsi per sentire cosa si dice in giro), l’abitazione migliore dove l’abitante si sente a casa, la struttura urbana migliore quella che agevola le relazioni tra le persone. Sembrerebbero considerazioni scontate, ma trasformate in metodo e consapevolezza (cosa non semplice da attuare), risultano rivoluzionarie rispetto ad una prassi che distingue tra edilizia (macchine per abitare) e architettura ( monumenti eretti al progettista o al potere). Il sostenere che ogni luogo e ogni situazione, per poter vivere e sopravvivere, richiede attenzione e risposte specifiche porta (e in ciò risiede la principale difficoltà di accettazione della Bioarchitettura) a escludere soluzioni preconfezionate e irripetibili e quindi a rifiutare manuali compositivi e tipologici di tipo prescrittivi.

 

Una metodologia di progettazione dinamica, elastica, organica,  che sappia tenere in giusto  conto,  caso per caso, i bisogni e le aspettative del committente; che ne interpreti e ne assecondi i desiderata; che produca manufatti confortevoli, a misura d’uomo, integrati con l’habitat circostante.

Un impegno non facile, ma una sfida da affrontare!

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